Vivere e lavorare in Italia da remoto: il visto per i nomadi digitali

Nomadi Digitali

Negli ultimi anni, anche l’Italia si è adeguata alla diffusione del lavoro a distanza, introducendo una disciplina specifica per i cosiddetti nomadi digitali e lavoratori da remoto.

Da un punto di vista immigratorio, cosa si intende per nomadi digitali e lavoratori da remoto? Si tratta di cittadini extra-UE che svolgono attività lavorative altamente qualificate utilizzando strumenti tecnologici che permettono di lavorare a distanza, per aziende estere o anche italiane.

Questa categoria di ingressi fuori quota (che non prevede quindi un numero massimo di ingressi annuali stabiliti per legge, come avviene invece nel caso del Decreto Flussi) è stata formalmente introdotta nel sistema italiano con il Decreto-Legge n. 4/2022, con modalità operative definite dal decreto interministeriale del 29 febbraio 2024.

La normativa distingue chiaramente tra le due figure:

  • I nomadi digitali sono lavoratori autonomi (ad esempio, freelance e consulenti) che operano da remoto;
  • I lavoratori da remoto sono invece lavoratori dipendenti o collaboratori con un contratto di lavoro subordinato.

 

Requisiti e procedura: chi e come può davvero traferirsi in Italia lavorando da remoto

Per potersi trasferire in Italia come nomade digitale o lavoratore da remoto è necessario dimostrare di avere basi solide, sia professionali che economiche. Tra le altre cose, è richiesto:

  • Un’elevata qualificazione professionale, da comprovare tramite il possesso di un titolo di studio universitario oppure esperienza professionale significativa (almeno 5 anni, o 3 per chi lavora nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione);
  • Un reddito sufficiente a mantenersi autonomamente;
  • Una sistemazione abitativa idonea in Italia;
  • Per chi lavora come dipendente, un contratto di lavoro o un’offerta formale già definita (da parte di un’azienda che non abbia ricevuto condanne per reati connessi all’immigrazione clandestina).

 

Se tutti i requisiti fondamentali sono rispettati, è possibile procedere con la richiesta di ingresso in Italia, che si articola in due fasi essenziali:

  1. Il primo passo è la richiesta del visto presso l’Ambasciata o il Consolato italiano nel proprio Paese, competente sulla base della propria residenza legale;
  2. Una volta ottenuto il visto, è possibile entrare in Italia. Entro 8 giorni lavorativi il nomade digitale (o lavoratore da remoto) deve presentare ufficialmente richiesta di permesso di soggiorno.

C’è un aspetto pratico molto utile da tenere a mente: già con il visto di ingresso e la ricevuta della richiesta di permesso di soggiorno è possibile iniziare a lavorare.

Il permesso di soggiorno, una volta rilasciato, sia per i nomadi digitali che per i lavoratori da remoto ha la durata di 1 anno e può essere rinnovato prima della scadenza, se si continuano a rispettare tutti i requisiti.

 

Ecco altri aspetti importanti da tenere a mente:

  • Il permesso di soggiorno per nomadi digitali e lavoratori da remoto non impone vincoli sul cambio di datore di lavoro o committenti durante la permanenza in Italia;
  • Dopo cinque (5) anni di soggiorno regolare, è possibile richiedere il permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  • Il permesso di soggiorno per nomadi digitali e lavoratori da remoto non può essere convertito in un’altra tipologia di permesso (ad esempio, lavoro subordinato o lavoro autonomo propriamente detto);
  • Questi permessi di soggiorno consentono il ricongiungimento famigliare;
  • In ambito previdenziale, in linea generale si applica la normativa italiana, con obbligo di versamento dei contributi in Italia (a eccezione di cittadini di Paesi con accordi bilaterali di sicurezza sociale, che possono restare soggetti al sistema previdenziale del Paese di origine);
  • In ambito fiscale, chi soggiorna in Italia per più di 183 giorni è tenuto a rispettare la normativa fiscale italiana: deve aprire una partita Iva per poter fatturare, versare i contributi e adempiere agli obblighi fiscali.

 

L’introduzione di questa tipologia di ingresso segna un cambio di passo: l’Italia si apre ai professionisti globali e al lavoro da remoto, cercando di attrarre competenze qualificate. Il sistema è più accessibile rispetto ad altri canali di ingresso, ma rimane comunque rigoroso e selettivo.

Risulta come sempre fondamentale impostare fin da subito coerentemente (e correttamente) il procedimento, al fine di prevenire criticità nelle fasi successive. Per questo motivo, è importante avvalersi di supporto specializzato: San Martino Servizi può assistervi nella predisposizione delle domande sia per i lavoratori che per i loro famigliari al seguito, assicurando il rispetto dei requisiti normativi e una gestione lineare dell’intero iter amministrativo.

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